Nel quarantennale delle Vele d’Epoca di Imperia, la celebrazione delle regine del mare si arricchisce con un appuntamento di valore internazionale. Dal 29 agosto al 1° settembre 2026, il Golfo di Imperia ospiterà il 12mR GP World, evento mondiale inserito nel contesto dell’Imperia Sailing Week.
Una presenza che amplia il respiro della manifestazione e offre l’occasione per vivere da vicino la classe dei 12 Metri Stazza Internazionale: barche nate da una formula di stazza, diventate simbolo di eleganza, ricerca progettuale e grande competizione velica.
Una classe di stazza diventata simbolo della grande vela
La forza dei 12 Metri Stazza Internazionale nasce da un paradosso affascinante: una regola tecnica è riuscita a generare alcune tra le barche più riconoscibili e ammirate della vela internazionale.
Dietro il nome della classe c’è infatti una formula di stazza, introdotta nel 1907 sotto l’International Rule, il regolamento internazionale che classificava gli yacht da regata mettendo in relazione lunghezza, superficie velica e dislocamento. Da questo equilibrio sono nati scafi diversi tra loro, progettati per competere ai massimi livelli e capaci di interpretare, ciascuno a modo proprio, l’evoluzione dell’architettura navale del Novecento.
Il numero dodici appartiene quindi al linguaggio della stazza ed esprime il risultato di una formula, non la lunghezza fuori tutto della barca. Questa distinzione è essenziale per comprendere il valore della classe. I 12 Metri sono barche nate dentro un perimetro regolamentare preciso, dove progettisti e cantieri hanno potuto lavorare su proporzioni, linee d’acqua, superficie velica, materiali e soluzioni costruttive, cercando ogni volta il miglior compromesso tra velocità, tenuta al mare ed eleganza.
A custodire e promuovere oggi questa storia è l’International Twelve Metre Association, punto di riferimento internazionale per la classe 12mR che riunisce una comunità globale organizzata in tre flotte principali, Americas, Northern Europe e Southern Europe, confermando la continuità di una classe che viene ancora restaurata e portata in regata.
È qui che la dimensione tecnica incontra il fascino delle grandi barche storiche. Ogni 12 Metri racconta il tempo in cui è stato disegnato, l’ambizione del suo armatore, la mano del cantiere che lo ha costruito e la visione del progettista che ne ha cercato il punto di equilibrio.
Gli anni dell’America’s Cup che hanno consacrato i 12 Metri
Il riconoscimento internazionale dei 12 Metri Stazza Internazionale passa soprattutto dall’America’s Cup, uno dei trofei velici più celebri e prestigiosi al mondo. Dal 1958 al 1987, questa classe fu scelta come riferimento per la competizione, aprendo una lunga stagione in cui la Coppa divenne terreno di confronto tra grandi yacht club, progettisti, cantieri, armatori ed equipaggi di altissimo livello.
Dopo l’epoca monumentale dei J-Class, i 12 Metri portarono nell’America’s Cup una nuova idea di competizione. La sfida si spostò su barche più contenute nelle dimensioni, dove il vantaggio non dipendeva dalla grandezza dello scafo, ma dalla capacità di interpretare al meglio la formula di stazza.
Ogni scelta progettuale poteva fare la differenza e, in questa ricerca continua, i 12 Metri diventarono veri laboratori di architettura navale, capaci di trasformare la tecnica in prestazione e la prestazione in leggenda sportiva.
Newport e Fremantle sono due luoghi simbolo di questa stagione dei 12 Metri in America’s Cup. Newport, negli Stati Uniti, richiama la lunga centralità americana della Coppa, mentre Fremantle, in Australia, porta alla memoria il 1987, ultima edizione disputata con la classe 12 Metri. Dopo quell’anno, i 12 Metri uscirono dall’America’s Cup, continuando a vivere come classe storica e competitiva.
Per l’Italia, questa storia ha un nome particolarmente evocativo: Azzurra. Nel 1983, lo Yacht Club Costa Smeralda promosse il primo Challenger italiano in America’s Cup, portando la grande vela all’attenzione del pubblico nazionale e trasformando una campagna sportiva in un racconto collettivo. Al timone c’era Mauro Pelaschier, padrino dell’edizione 2026 delle Vele d’Epoca di Imperia: un legame che contribuisce ancora oggi a rendere la classe 12 Metri familiare anche al pubblico italiano.
Il Mondiale 12mR nel quarantennale delle Vele d’Epoca di Imperia
Come indicato da ITMA nel calendario della Southern European Fleet, la città di Imperia sarà sede del 2026 ITMA World Championship. Gli scafi attesi in regata e in banchina renderanno visibile la continuità della classe 12mR, con barche nate per la competizione e ancora oggi capaci di raccontare cultura progettuale, storia sportiva e confronto reale sull’acqua.
Le 12 Metri attese a Imperia: barche, armatori e presenze in banchina
Le 12 Metri attese a Imperia racconteranno storie molto diverse tra loro. Alcune saranno protagoniste in regata, altre saranno presenti in banchina, offrendo al pubblico la possibilità di avvicinare da prospettive diverse una delle classi più rappresentative della vela internazionale.
Ad oggi, tra le barche iscritte in regata figurano Kookaburra II, Kookaburra III, Kiwi Magic, France, French Kiss e South Australia. A completare il racconto Thea, Emilia e Vanity sono tra le presenze annunciate in banchina. Attorno a questi scafi si muovono anche armatori ed equipaggi di grande rilievo, con storie che intrecciano impresa, Coppa America e vela internazionale.
Kookaburra II, armata da Patrizio Bertelli patron di Prada e Luna Rossa, nasce per la campagna australiana di America’s Cup del 1987. Arriva a Imperia con una storia sportiva ancora molto viva: nel 2024 ha conquistato il 12 Metre World Championship a Porquerolles e la Puig Vela Clàssica di Barcellona.
Kookaburra III fu la barca australiana chiamata a difendere la Coppa per il Royal Perth Yacht Club contro Stars & Stripes ’87 nell ultima America’s Cup disputata con la classe 12 Metri, a Fremantle 1987. Oggi è armata da Maurizio Vecchiola, imprenditore italiano alla guida di Finproject, azienda marchigiana legata allo sviluppo dei materiali plastici espansi che hanno contribuito alla storia industriale delle Crocs, diventate un fenomeno globale.
A Imperia, Kookaburra III porterà anche la presenza in equipaggio di Tommaso Chieffi, tra i velisti italiani più vincenti, protagonista in classi olimpiche, Coppa America, vela d’altura e monotipi.
Kiwi Magic, KZ-7, racconta l’ingresso della Nuova Zelanda nella grande vela internazionale. Nel 1987 rappresentò il Royal New Zealand Yacht Squadron nella Louis Vuitton Cup, con Chris Dickson al timone, diventando uno dei simboli della prima grande campagna neozelandese in America’s Cup.
France porta con sé una pagina fondamentale della vela francese. Voluta da Marcel Bich e varata nel 1970, fu il primo yacht a rappresentare la Francia in America’s Cup.
French Kiss porta a Imperia un altro capitolo della sfida francese in America’s Cup. Armata da Christophe Babule, fu disegnata da Philippe Briand per Fremantle 1987 e raggiunse le semifinali dei Challenger Trials, dove il suo percorso si fermò davanti a Kiwi Magic.
South Australia nasce nello stesso clima tecnico e competitivo dell’America’s Cup del 1987. Progettata da Ben Lexcen e costruita nel 1985 per la difesa australiana della Coppa, porterà a Imperia un altro frammento di quella stagione progettuale e sportiva.
In banchina, Thea, Emilia e Vanity allargheranno il racconto della classe anche a chi vivrà l’evento da terra. Thea, progettata e costruita in Norvegia da Johan Anker nel 1918, riporta lo sguardo verso le origini europee dei 12 Metri. Emilia, commissionata nel 1929 dal senatore Giovanni Agnelli, aggiunge una pagina italiana alla storia della classe.
Nel loro insieme, queste barche daranno forma visibile alla storia dei 12 Metri Stazza Internazionale: scafi nati per competere, passati attraverso restauri, cambi di armatore e nuove stagioni sportive, pronti a portare alla Sailing Week di Imperia una classe storica che continua a misurarsi sull’acqua.
Ph. Studio Borlenghi






