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Le Vele d’Epoca da sempre non sono solo regate, competizione, incontro tra paesi e abitudini diverse; il raduno imperiese è anche e soprattutto una vetrina per aitanti skipper in cerca di lustro, celebrità locali, e folcloristiche rappresentanti del “sesso debole”, fiduciose di conquistare il cuore vagante dei bei marinai.
Tirate a lucido passeggiano sulla banchina cercando di specchiarsi negli ottoni delle protagoniste incontrastate, le barche, e negli occhi dei giovani marinai.
E’ l’aspetto forse più divertente di una manifestazione che nasce per celebrare gli Yacht d’epoca adagiati sull’acqua e finisce col dare spazio anche al via vai “terreno”, meno carico di storia, di fascino e di eleganza. Un continuo incrocio di sguardi tra salati e sfuggenti uomini di mare e ragazzine poco avvezze alle vele, i boma, le virate.
Da sempre il marinaio è uno “spirito libero” da acchiappare , da sempre le donne mitizzano questa figura accostandola all’idea di una vita avventurosa, interessante, sgombra dalle preoccupazioni quotidiane. Se sia realmente così dovremmo chiederlo a uno di loro, farci raccontare cosa significa vivere per navigare; ma forse resteremmo delusi e a bocca asciutta.
Perché se i tempi non sono cambiati per le donne, lo sono invece per gli uomini, che a guardarli sembrano meno interessati alle bellezze in carne ed ossa e più rivolti al mare, al vento, alle prestazioni in regata, allo spirito di gruppo che deve crearsi all’interno dell’equipaggio.
Li senti chiacchierare dei problemi incontrati in gara, del prossimo raduno al quale parteciperanno, dell’ottima accoglienza che hanno ricevuto a Imperia. Li vedi fare avanti e indietro dall’ufficio stampa per avere i risultati delle regate, i cambiamenti di percorso, gli articoli scritti sulla solo imbarcazione.
Nella loro testa torna a campeggiare il mare, nel loro cuore la regina è sempre quella…Nordwind, Candida, Cambria, Armelea.
Non resta che augurare loro “buon vento”…. E alle nostre signorine “buona fortuna”, magari tra un paio d’anni andrà meglio.
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