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Media > Comunicati Stampa
> Comunicati Stampa del 30-08-02
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Le schede di alcune barche presenti alla manifestazione:
Agneta
Disegnata dall’architetto svedese Knud Reimers e varata nel 1951, dopo alcuni anni “Agneta” fu ceduta a Giovanni Agnelli che ne fu l’armatore per circa venticinque anni fino ad arrivare nelle “mani” dell’attuale proprietario. Nel ’90 venne sottoposta ad un restauro nei Cantieri Carlini di Rimini che riportarono lo scafo al suo antico splendore con oltre un anno di lavoro. E’ stato riportato alle condizioni originali con l’armamento in testa d’albero e riconquistando quelle doti di velocità e tenuta di mare concepite dal progettista svedese.
Avel
Un autentico gioiello, rinato in tutta la sua bellezza nel 1990 grazie a Maurizio Gucci dopo sessant’anni di abbandono nel fango della costa inglese. La barca disegnata nel 1896 da Charles Nicholson, rappresenta una delle più assidue presenze al raduno, di solito affiancata al Creole, l’altra maestosa barca della famiglia Gucci. Restaurata dal cantiere di Henry Spencer nell’isola di Wight, senza tema di smentite è uno degli esemplari più belli dello yachting non solo britannico ma mondiale.
Black Swan
ketch di 33,22 metri, del 1899, uno dei più famosi progetti di Charles Nicholson. Lanciato con il nome di Brynhild, partecipò ad inizio secolo alle regate dei "Big Boats" insieme agli yacht più in auge del tempo, tra i quali il Meteor II dell'Imperatore di Germania.
Dopo aver cambiato diverse volte proprietario e nome, nel 1999 è stato acquistato da un armatore italiano e nel 2001 ha subito importanti restuari allo scafo, al ponte e all'armamento (ora aurico). In regata sarà molto competitivo. Si ripresenta per la prima volta con il nuovo look alle Vele d'Epoca di Imperia.
Creole
Una goletta a tre alberi che conquista sempre la parte di primadonna con i suoi 65 metri di elegante e maestosa lunghezza. “Creole” nasce nel 1926 dalla matita di Charles Nicholson con il nome di “Vira”, commissionata dallo yachtman statunitense Alec Smith Cochrane. Dopo due diversi armatori, nel ’28 e nel ’37, nel 1951 diventò proprietà del noto magnate greco Stavros Niasrchos fino ad arrivare agli attuali proprietari nel 1983. Allora assolutamente bisognosa di un radicale restauro, lo studio Giorgetti e Magrini la riportò, agli antichi splendori. E’ alla sesta presenza ad Imperia.
Dorade
E’ stato definito “il primo yacht moderno”, la barca che ha consacrato Olin Stephens nell’olimpo dei progettisti. Disegnato nel 1929, con un giovanissimo Olin in coppia con il fratello Rod vinse la Bermuda race del 1931 e due Fastnet negli anni seguenti. Riscoperto da Francesco Nardi, titolare dei Cantieri dell’Argentario, ha già partecipato alla decima edizione del raduno nel ’98, con Olin Stephens a bordo, e nel 2000.
Lelantina
Uno scafo nato nel 1929 sul tavolo di John Alden, il più famoso architetto della prima metà del secolo, timoniere e tattico in tante regate oceaniche. Rappresenta la versione migliorata delle golette di cui era appassionato il designer e debuttò al Fastnet del 1930 con l’armatore americano Ralph Peverly. Con l’attuale proprietario, il francese Philippe Lechevallier, sotto vela Levantina ancor oggi è un autentico spettacolo, confermando quelle doti di dolcezza, equilibrio, potenza e stabilità.
Lulu
Piccolo cutter a vele auriche, autentica rarità. E’ stato progettato da Rabot, un architetto francese del tutto sconosciuto al giorno d'oggi, che a quanto pare frequentava Caillebotte, industriale, architetto navale di barche per le regate sulla Senna, pittore e collezionista di quadri dell'impressionismo nascente. Lulu è stato costruito nel 1897 da un cantiere della regione parigina, noto per i suoi motoscafi. Ritrovato e recuperato da un giovane ufficiale della marina, che lo battezzò Gunga Din (un nome tratto dal libro della giungla), ha fatto la sua prima apparizione con questo nome nel 1999 a Imperia. Le sue linee pure e le sue qualità di barca da regata hanno suscitato l'entusiasmo di un gruppo di amici, un'allegra compagnia, che le hanno ridato il nome originale. In banchina, dopo la regata, se non si riesce ad individuare Lulu a colpo d'occhio per le sue piccole dimensioni, basterà lasciarsi guidare dalle grida gioiose del suo equipaggio, estremamente festaiolo e ospitale!
Mait II
E’ stata la barca italiana che ha scritto le pagine più belle dello yachting mondiale. Disegnata da Sparkman & Stephens, costruita dai Cantieri Baglietto di Varazze, con il suo appassionato armatore Italo Monzino, Mait II fu la prima barca tricolore a partecipare al “Fastnet” nel ’59 con un equipaggio che raccoglieva ben sei velisti olimpionici. Nella sua lunga carriera, la barca ha partecipato a regate nei mari di mezzo mondo, alla Giraglia in Mediterraneo come alla “Plymouth-La Rochelle”, alla “Buenos Aires-Rio de Janeiro” e alla “Capetown-Rio”. Una carriera non ancora finita, Mait continua a navigare.
Nina Luisita
Nel 1932, quando venne varata, si chiamava Pofi ed era stata disegnata da Vincenzo Baglietto e costruita nei cantieri di famiglia a Varazze. Rimane dei Conti Bruzzi fino al ’71 quando una giovane argentina, consorte del conte genovese Tagliaferro, convincere l’anziano proprietario a cederla. Pofi cambia nome, diventa Nina Luisita e viene riportata nei cantieri Baglietto per essere riportata allo stato originale. Così, ancora oggi, lo scafo è foderato in rame e gli interni sono un esempio di fedeltà allo stile degli Anni Trenta. Questa imbarcazione, insieme a Susanna II e Aurora, ha il numero maggiore di presenze al raduno di Imperia (9).
Orion
Indiscutibilmente una delle star del raduno di cui, con i suoi 44 metri fuori tutto, rappresenta una delle più prestigiose ammiraglie della flotta. Nata sul tavolo di Charles Nicholson nel 1910, ha avuto una vita tutt’altro che pacifica. Dalla sua nascita ha cambiato cinque nomi, cinque diverse nazionalità e più di una dozzina di armatori, passando in mani inglesi, francesi ed infine italiane. Più volte modificata nell’attrezzatura, con un refitting completo nei Cantieri Valdettaro di La Spezia è tornato ad essere una “goletta a strallo” e a solcare i mari di mezzo mondo per regalare ancora l’immagine ideale della vela senza tempo. Si presenta a Imperia per la sesta volta.
Thelma
Varata nel 1898 d un progetto dell’architetto Logan dell’omonimo cantiere, è un cutter aurico di 18,28 metri, in attesa di verifica di stazza. Arriva dall’Australia ed è una sorta di gloria nazionale, essendo stato protagonista di epiche imprese sportive ed essendo il suo progettista-costruttore considerato uno tra i migliori di fine ‘800 e inizio ‘900 del suo Paese.
Tuiga
Novantatre anni ma non li dimostra questo affascinante esemplare della classe 15 metri stazza internazionale. Varato nel 1909 ha il privilegio di essere stato disegnato da William Fife, il “mostro sacro” dello yachting britannico. Scoperta in condizioni pietose nel 1989, è stato riportato ad una bellezza che si potrebbe definire regale considerato che il suo armatore è niente meno che il principe Alberto di Monaco. Dopo quattro anni di restauro nel cantiere inglese Fairlie Restorations, da anni, ormai, solca le acque del Mediterraneo.
Varuna
E’ un esordiente del raduno, è stato varato nel maggio scorso dopo il lungo e appassionato restauro effettuato dalle maestranze dei Cantieri di Imperia. Un lavoro che ha restituito tutta la sua bellezza a “”White heather”, questo era il nome originario della barca, nato nel 1907 dalla matita di Richardson che, di quell’esemplare della classe 12 metri, voleva fare un esemplare in sala ridotta dell’amato Britannia, lo yacht reale di Giorgio V. Costruito dai cantieri Philip & Son di Dartmouth, utilizzato per allenare altri “twelve” e in lunghe crociere sulle coste scozzesi, negli anni ’30 il Varuna cambia l’attrezzatura aurica con la più maneggevole marconi. Rimane abbandonato per anni fino ad arrivare a Imperia. E fare la sua prima apparizione al raduno.
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Assonautica Provinciale di Imperia - Area Comunicazione
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