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Le schede delle protagoniste

 

Un rendez vous d'altri tempi

"La vela è ardimento, poesia, lavoro, fatica, stile di vita. Dai raduni imperiesi è emersa una filosofia comune: salvare le barche e far rivivere, in un clima di suggestione e realmente amicale, quello spirito e quei confronti di esperienze indispensabili per ricreare tra skipper ed equipaggi di tante nazionalità quella band of brothers di nelsoniana memoria".

Così si legge nella prefazione posta dall'autore a sigillo della sua opera "A band of brothers - Vele d'epoca" ad Imperia di Flavio Serafini. E il biennale raduno di imbarcazioni a vela d'epoca è davvero tutto questo. È un eccezionale meeting di capolavori della nautica del passato, è una passerella fascinosa e attesa, è un punto di riferimento per appassionati e curiosi, ma è soprattutto una grande festa di chi e per chi ama il mare e le sue splendide protagoniste del passato, ognuna con il suo carico di storie, esistenze e grandi avventure. 

Non sarà certo un caso che una simile manifestazione, che ha ben pochi
eguali nell'intero bacino del Mediterraneo e altrove, sia nata e cresciuta
proprio a Imperia. Basterebbe far visita allo splendido Museo Navale di Porto Maurizio, attraversare le sue tante sale, sovraffollate di oggetti, documenti, reperti storici unici, per avere un'idea del passato marinaro di Imperia, la sua vocazione a sfidare l'orizzonte sconfinato del mare: per commercio, per pesca, per sport, per diletto... in una parola per amore. 

Nato nel 1986 dalla volontà e passione di un innamorato del mare, il comandante Gianfranco Gavagnin, purtroppo recentemente scomparso ma per sempre indimenticato, il raduno delle vele d'epoca di Imperia si è evoluto velocemente da un'edizione all'altra. Qualche decina di barche aveva risposto timida all'invito imperiese nella prima edizione, ma ben presto il numero dei partecipanti è diventato così ingente e l'eco della manifestazione così capillare da rendere addirittura necessaria la biennalizzazione del meeting.


L'eccezionalità del rendez vous velico è dato ancora oggi dalla presenza di
nomi quasi leggendari nella storia della nautica internazionale. Basti citare un nome fra tutti, Olin Stephens, il grande progettista americano che ha scelto di festeggiare i suoi novant'anni proprio a Imperia, in occasione dell'ultima edizione del raduno, nel 1998. Fanno parte delle straordinarie cartoline dell'album di famiglia delle Vele d'epoca le immagini di quell'ometto canuto, ma vivace, maglietta blu e cappellino bianco, a bordo di Dorade, uno degli scafi più mitici da lui progettati, intento a manovrare assieme agli altri membri dell'equipaggio nello specchio di mare che fronteggia Porto Maurizio.

Precisa ancora nella sua prefazione il comandante Serafini: 
"L'esigenza di conservare un'imbarcazione a vela perché figlia del proprio
tempo, di una certa cultura, di tradizioni consolidate di cantieri e progettisti e di stile di vita, oggi non si deve necessariamente intendere come moda od ostentazione di ricchezza, fenomeno di costume o forma di amore della bellezza, ma nostalgia dei garbi e dei legni rari, della eleganza delle linee e dei valori di un tempo, con la fatica quotidiana di godere una non facile libertà sul mare". 

Eleganza, garbo, raffinatezza, il raduno delle Vele d'Epoca di Imperia è un festival della nautica, che non ha perso le sue migliori caratteristiche a vantaggio della spettacolarità fine a se stessa o del business.
Ad avere successo in una simile impresa non poteva che essere una città di
forti tradizioni marinare come Imperia, che ha scritto pagine di storia sul
mare e che conosce il vero modus vivendi che la navigazione a vela
racchiude e che ogni due anni, fra la banchina di Calata Anselmi e i flutti
azzurri del golfo imperiese, rivive come un tempo.

Testo tratto da Yacht Capital
Foto per gentile concessione di Lino Pastorelli 

INSERTO SPECIALE - Imperia e le sue Vele d'Epoca saranno protagoniste dell'inserto speciale (68 pagine) di settembre di Yacht Capital, in edicola da fine agosto.